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Il dottor Mario, El Zapa, Guti e sua sorella
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di Roberto Cordano unitalianoabarcellona.com
Il dottor Mario, El Zapa, Guti e sua sorella Anni fa, non molti, si era soliti parlare della “cattolicissima Spagna”. Denominazione di uso corrente nei libri di storia e nella carta stampata, provocava un enorme fastidio in me, figlio di madre spagnola. Pur essendo cattolico per educazione, mi chiedevo quanto dovevano essere cattolici gli spagnoli, che pure non avevano nessun Vaticano a Madrid. E anche a Bergamo, dove sono nato e cresciuto, mi capitava ogni tanto di sentire l’espressione in bocca di qualcuno, che poi andava regolarmente in chiesa ed era amico del preòst.
C’era un po’ di presa per il culo nella parola “cattolicissima”. Un paradossale ribaltamento del principio evangelico della “pagliuzza nell’occhio altrui e della trave nel proprio”, era come dire che noi siamo cattolici, ma mica bacchettoni, i bacchettoni e i baciapile stanno altrove, in Spagna.
Oggi questo epiteto pare essere caduto in disuso, non così l’abitudine di trovare formule flessibili e originali quanto il prezzemolo, buone per far capire subito di cosa stiamo parlando e non importa se il tutto usato a sproposito.
Sarebbe interessante studiare per esempio quante volte i giornalisti italiani mettono in relazione la parola “tollerante” (indipendentemente dall’accezione con la quale usano il termine) con “Zapatero” o “Spagna”. La “cattolicissima Spagna” è oggi la “tollerante Spagna”, segno di un progresso? No, siamo al punto di partenza. Noi italiani, intendo dire.
Immaginate un pessimo studente, diciamo un tal Mario, i cui parenti sono tutti premi Nobel e pure un po’ bastardi. Mario, dopo innumerevoli anni di sofferenze, si laurea e i suoi parenti cominciano a chiamarlo “Dottor Mario”. Dottor Mario di qua, dottor Mario di là. Mario si è laureato, è dottore, ma in bocca di un premio Nobel tale titolo è quasi irridente.
Possono chiamarla “cattolicissima” o “tollerante”, ma sempre a premi Nobel si atteggiano e davvero non ne capisco i motivi. Quando parla della Spagna spunta una vena folklorica, aneddotica, pettegola e triviale anche nel più serio dei commentatori. Il più grande quotidiano italiano pubblica un articolo su un episodio della precampagna elettorale e cosa fa? Un bel pezzo condito di virgolettati in spagnolo e addirittura l’invenzione di un soprannome del primo ministro. Nessuno chiama José Luis Rodríguez Zapatero “El Zapa”, come Michele Farina sostiene, ma fa tanto Spagna e allora lasciamolo, come i virgolettati che non fanno mai male.
Sempre nello stesso quotidiano, pochi giorni dopo, scoppia lo scandalo Guti, calciatore del Real Madrid, che pare aver baciato un uomo sotto il flash di un paparazzo. Immancabile riferimento, come in tutte le (pseudo) notizie di costume spagnolo, alla “terra progressista e tollerante di Zapatero” e bel virgolettato di “calentar”, che significa surriscaldare, ma anche eccitare in un’accezione sessuale.
Guti si è giustificato dicendo che l’essere efebico a cui stava dando un bacio era sua sorella. La Spagna è così tollerante che qui pure l’incesto è ben visto.
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