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Barcelona fa schifo?
di Roberto Cordano unitalianoabarcellona.com
“barcelona fa schifo. e’ solo una macchina mangia soldi e uno specchio per i turisti. [...] un consiglio non ci vivete”. In questi termini lapidari si esprimeva un lettore del mio blog, appena una settimana fa. Da quando porto avanti quest’hobby del “blog turistico”, è la prima volta che qualcuno si discosta dalla generale celebrazione della città in cui vivo.
Certo, è vero che l’utente ipercritico verso la città, lo stesso che dissuade dall’andarci a vivere, ridimensiona da solo la sua posizione: “il born e’ il quartiere piu’ bello che ho visto in europa. vivevo alla barceloneta e tutti i giorni andavo a piedi dalla spiaggia al centro passando per i vicoli bui e i negozietti del born.era meraviglioso. peccato che la citta si e’ riempita di gente senza scrupoli, ecc. ecc.”, ma la critica resta, e in un certo senso cresce.
Il blog è una specie di piattaforma per persone che stanno per visitare la città. Non è rivolto agli italiani già residenti a Barcellona, ne’ a quelli che progettano di trasferirvisi (vedi l'ottimo Italiani a Barcellona ) ma al turista, nella sua versione più curiosa e documentata.
Tra i viaggiatori che lasciano commenti sul sito, non è facile trovare critiche sulla città. Si oscilla tra l’affanno quasi enciclopedico di quelli che spulciano mille guide per prepararsi la vacanza e la nostalgia di quelli che tornano malinconicamente a casa, innamorati di Gaudì e della gastronomia catalana.
Ovviamente gli aspetti drammatici della vita barcellonese tendono a sfuggire a chi non ci vive. Aumenti esponenziali degli affitti e del costo delle case (comprare è praticamente impossibile), salari stagnanti, libertà di licenziamento, contratti spazzatura, difficoltà estrema del far valere la formazione universitaria, carrierismo e arricchimento nella comunità dei figli di buona donna e così via.
L’esempio della Barceloneta, in preda a una trasformazione vertiginosa che lascia dietro di sè autentici drammi, come quelli degli anziani praticamente espulsi dal quartiere, è indicativo di un atteggiamento delle autorità locali compiacente e fondamentalmente ipocrita. Ma anche dietro a casi di questo tipo c’è la logica di una città che recupera spazi abbandonati da decenni e, sia pur sotto la spinta del consumismo, li apre e li rende dinamici, vivi.
Barcellona (e da questo punto di vista non c’è una grande differenza con altre zone della Spagna) mette l’italiano tipico di fronte a una cruda realtà: le cose cambiano. Le città evolvono. Non esiste solo l’ipertecnologia cellulare o la realtà virtuale di internet a rivoluzionare la vita delle persone. Ci sono metropolitane che vanno di notte, biblioteche appena costruite, nuove architetture in quartieri dove fino all’altro ieri nessuno osava mettere piede. E cambiano anche le idee, soprattutto quelle.
In Italia ho la sensazione che coloro che sognano un cambio di mentalità e di costume a volte hanno una fifa blu di un modello economico più dinamico o anche solo di un sistema politico nel quale non sia rappresentato ogni particolarismo e idea; e i cosiddetti fautori dell’efficienza tremano di fronte a un matrimonio gay... I capipopolo fanno i loro distinguo, arringano i correligionari, si strappano le vesti. Poi le persone normali vengono da queste parti, vedono che anche la tolleranza e il cambiamento sono normali, e cominciano, forse, ad avere un po’ meno paura del futuro.
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molto molto beneeee