You are hereSpagna: le elezioni del prossimo secolo

Spagna: le elezioni del prossimo secolo


di Roberto Cordano unitalianoabarcellona.com L’ultima settimana della campagna elettorale in Spagna sembra uscita dalla fantasia di Aldous Huxley. I due candidati principali, Zapatero e Rajoy, socialista il primo e popolare il secondo, si sono affrontati in una serie di dibattiti noiosi, previdibili e ingessati, mai visti prima in televisione. In presenza di un moderatore (che più moderato e prescindibile non si può) hanno sciorinato i rispettivi argomenti a turno, due minuti ciascuno, in uno studio nel quale tutto, assolutamente tutto, era il risultato delle serrate negoziazioni tra i rispettivi staff. Fattore sorpresa assente: ogni domanda era stata previamente accordata. I candidati, come studenti con la lezione imparata a memoria, mostravano i grafici coloratissimi che si erano portati da casa, a sostegno delle loro tesi.

Certo che non sono mancati i colpi bassi, le scorrettezze (soprattutto Zapatero, che ha spesso tentato di interrompere l’avversario) e gli autogoal (il maggiore di tutti: Rajoy che cita la guerra in Irak), ma il tutto in un ambiente così asettico e irreale che sembrava un film di fantascienza. Forse le elezioni, in un futuro non troppo lontano, saranno tutte così, anche in Italia, chi lo sa.

Secondo una statistica, apparsa pochi giorni fa su La Vanguardia (www.lavanguardia.es), quattro spagnoli su dieci sarebbero favorevoli a un accordo di governo tra i due principali partiti del paese. Uno su cinque non ha la benchè minima idea di chi votare e deciderà domenica prossima, nel seggio elettorale. Pare che in questa indecisione collettiva abbia influito la strategia più “blanda” del solito del Partido Popular che mira a non provocare troppo la massa astensionista, che in Spagna è maggioritariamente di sinistra.

L’ipotesi dell’accordo PP-PSOE è ancor più fantascientifica dei dibattiti televisivi di questi giorni. Se torniamo sulla terra, l’esito più probabile di queste elezioni è paradossale: continuerà la tendenza alla bipolarizzazione del sistema (si parla di un 83% dei voti nelle mani dei due partiti più importanti), ridimensionamento di tutte le altre forze politiche, principalmente di quelle nazionaliste (sull’uso di questo termine vedi qui www.unitalianoabarcellona.com/2007/10/28/la-politica-spagnola-in-3-minuti/ ) ma allo stesso tempo queste ultime continueranno a essere decisive nella costituzione di un nuovo governo, dato che l’ipotesi che PSOE o PP superino il 51% dei voti è remotissima.

Nella previbile caccia all’alleato del dopo elezioni, i socialisti hanno un innegabile vantaggio e probabilmente la spunteranno: Zapatero al governo per altri quattro anni ma senza la maggioranza assoluta che portó Aznar al delirio di onnipotenza. Nelle società distopiche del futuro tutto è razionale, ordinato e prevedibile. Domenica prossima sapremo se la Spagna è già entrata in questa fase o se ha ancora, nel bene e nel male, qualche cosa di simile a noi.






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Cristiano De Adrè








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