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Impressioni di luce


5 Feb 2010 - 00:00
28 Feb 2010 - 23:59
Etc/GMT+1

Terni
Venerdì 5 febbraio
Ore - 19:00
Venerdì 5 Febbraio alle h 19,00 l’Associazione culturale Downtown, in collaborazione con la Galleria Da.Co. di Terni , inaugura Play, un nuovo progetto curato da Valentina Gregori che si articolerà in sei personali di sei artisti diversi.
Le mostre saranno tutte accomunate dal filo rosso del Gioco inteso come particolare linguaggio in grado di mettere in comunicazione, creare un ponte tra noi e l’opera d’arte. Gioco inteso, quindi, come partecipazione, dialogo vivo e attivo con l’arte.
D’altronde non è un gioco a due il nostro rapportarci con quest’ultima? In un continuo darsi e ridarsi, nascondersi e rivelarsi sempre in modalità diverse e imprevedibili?
Play propone all’osservatore, in sintonia con gli intenti dell’associazione, un nuovo punto di vista e un nuovo modo di approcciarsi al panorama artistico contemporaneo, cercando di promuovere con questo un rapporto più diretto, immediato e sincero.
A cominciare il gioco saranno le opere di Francesco Capponi, giovane artista perugino con all’attivo diverse esperienze nel mondo dell’arte.
Il titolo della mostra, IMPRESSIONI DI LUCE, è sicuramente esplicativo della ricerca di Capponi che da diversi anni si interessa all’approfondimento di svariate possibilità di utilizzo del Foro Stenopeico (pinhole), elemento base del principio della camera oscura.
L’artista, in un rapporto diretto col mezzo, realizza da solo le macchine fotografiche. Giocando con la luce, i tempi di esposizione e con il parziale intervento del caso, Capponi lascia che le tracce, le ombre prodotte dal soggetto nel momento in cui passa davanti la macchina, vengano registrate sulla pellicola fotografica.
Questo è quanto accade, per esempio, in Beatrice (opera presente in mostra): le pose della modella si sovrappongono, attraverso pochi scatti effettuati da una macchina fotografica di legno a foro stenopeico, su di un’unica lunga pellicola. La fotografia sembra così svelare le diverse identità femminili che si trattengono in un solo corpo di donna.
La mostra propone allo spettatore una nuova chiave di lettura della tecnica fotografica, mettendolo in rapporto con elementi quali il tempo e l’imprevedibilità del caso.








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