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Questi Amari NON si devono bere con moderazione. Intervista a Pasta e Dariella
di Maria Giulia Sorci
Se la birra è buona ghiacciata, preferibilmente alla spina, e il cocktail “va bevuto responsabilmente”, gli Amari, da che mondo è mondo, vanno buttati giù tutti d’un fiato. Scorrono per la gola bruciando, con quell’ingannevole profumo di antico toccasana che poi risale su e ti convince di essere in allegra piena digestione. Piuttosto, ti stai felicemente ubriacando. Non saprei dire se Amari, all’origine, stesse per “amari”, certo è che quei cinque pettinati bravi ragazzi di Udine sono davvero “un rimedio al logorio della vita moderna” (cfr.Rolling Stone) e quello che sembrerebbe uno scontato paragone, non è del tutto un comodo caso.
Di fatti la loro musica è qualcosa di “Pop(oular)-sbagliato” che va metabolizzato, non si può star lì convinti di ascoltare semplicemente un disco degli Amari. Perché, ricordate: non state solo digerendo. Negli Amari c’è la spensieratezza italo-trash, ma i testi sono indispensabilmente critici. C’è la schitarrata indie-pop, ma la sperimentazione elettronica è dietro l’angolo. C’è la genialità, ma c’è anche quell’easy-listening che funziona per chi ama ballettare sotto i palchi. C’è l’inglese, anzi, il “brit”, ma l’omaggio alla canzone italiana d’autore torna sempre alla mente. Insomma, se ascoltate Amari, ci dovete stare con la testa. Altrimenti vi troverete ad aver sprecato una bevuta di ottimo, italiano e genuino elisir anti-crisi. Discografica e non. La compagnia friuliana nasce nel Nordest, zona Udine e dintorni, dalla costola di un ambizioso progetto dal retaggio hip-hop di Pasta e Dariella, i papà Amari. Passando per una produzione con i 21 di Giuann Shadai, nel 2000 finiscono in quel di Arezzo Wave, vincendo le selezioni regionali, e pubblicano il primo album per Riotmaker Records, etichetta indipendente fondata dallo stesso Pasta e da Luka Carnifull. Dopo Corporali, nel 2002 producono con Ondanomala Apotheke e poi su a salire, tra compilation, remix (Night Members Club) e un album ogni due anni: Gamera (2003), Gran Master Mogol (2005) e Scimmie d’amore (2007), fino al cono cometa di Poweri, schiantatosi per la prima volta venerdì scorso sul palco dell’ Urban Club di Perugia.
Siete partiti come una band dal retrogusto hip-hop e siete arrivati a Poweri: un disco che mescola con intoccabile spessore strumentale e melodico “pop-sbagliato”, radici synth e quell’inconfondibile parlata da menestrelli post rock . Come e se sono cambiati gli Amari in quasi dieci anni di pellegrinaggio e produzioni nella musica underground italiana?
Dariella: "Molto...e molto ancora cambieremo!. Ci rendiamo conto che i nostri dischi dall'interno son qualcosa di veramente eterogeneo. Abbiam sempre fatto "un pò di casino" ma se li guardi in sequenza questi sono molto simili tra loro! Insomma c'è sempre la ballata sbilenca, i pezzo che fa muovere il piedino e si quei pezzi che in ogni disco neppure noi riusciamo a qualificare!"
Pasta: "Ma se di pellegrinaggio dobbiam parlare allora io metterei l'accento sul gambero rosso dei piadinari che gli Amari stanno da anni stilando, una guida ad uso e consumo di tutti i musicisti italiani, su tutti i trucchi del mestiere che abbiamo imparato per avere piatti piu abbondanti in autogrill, e tanti altri consigli utili !!!"
Leggendo alcune recensioni ed opinioni, sembra che Poweri abbia portato qualcosa di sconosciuto e, forse, incomprensibile per i fans storici degli Amari. Pensate di aver peccato contro voi stessi o siete fieri e consapevoli di un parziale cambio di rotta del vostro stile?
Pasta: "Vista dalla sala prove, la grande novità di questo disco è aver finalmente avuto modo di scrivere i pezzi tutti assieme durante lunghe jam session notturne, questo in un certo senso ci ha permesso di scrivere cose spesso anche fuori dalle nostre classiche influenze, forse merito dell'aria di montagna dello studio di Berto, chissà. Sul disco ho letto recensori indignati nel sentire "sempre la stessa musica" oppure stupiti dal "cambio di rotta inaspettato" .."
Dariella: "Ecco vedi, parlavo proprio di quel qualcosa di sconosciuto quando prima dicevo : "quei pezzi che in ogni disco neppure noi riusciamo a qualificare!".Questa cosa, lo ripeto, succede in ogni nostro disco!"
Solitamente, l’indie nostrano insegna, le band iniziano con l’inglese per poi tirar fuori la forza melodica abbracciando l’italiano nei loro testi. Ben 5 brani anglofoni in Poweri.. Perché per voi è avvenuto il contrario?
Pasta: "In questo disco cerchiamo di tirare le somme fra le nostre influenze "italiche" e l'amore per musiche che arrivano da paesi e tradizioni diverse dal nostro, abbiamo pensato che forse la componente italo del nostro sound potesse suonare interessante coniugata all'inglese, visto che in molti, fuori, apprezzavano il nostro sound ma si arenavano sulla lingua del paese del sole."
Dariella: "Da un lato puramente artistico poi, era una delle cose che non avevamo ancora avuto il piacere di approfondire se non con isolati tentativi in passato."
Come tanti altri gruppi indie rock, anche voi avete assecondato, oltre alla produzione musicale come band, il lavoro di remissaggio. Pensate al remix come ad una nuova frontiera della sperimentazione per i vostri progetti futuri o piuttosto come ad un “dopo lavoro” in vista del ritorno del fenomeno del clubbing?
Pasta: "Non credo che il fenomeno del clubbing se ne sia mai andato, semplicemente in questi anni (grazie a fenomeni come i Justice per dire un nome fra mille, ma sicuramente sulle basi gettate dieci anni fa dai Daft Punk) il dancefloor non è piu (solo) territorio di cultori di tecno e house, ma si è aperto a ballerini dai gusti piu diversi. Abbiamo sempre amato la musica dance in tutte le sue forme, e il "dopo lavoro" dei Night Members ci ha permesso di porre l'accento sui ritmi in 4/4, quasi un laboratorio applicato a musiche di tante band amiche incontrate in questi anni di tour in giro." Dariella: "Non hai idea di quanto abbia influito questo "laboratorio" sulla scrittura/produzione di Poweri! E' stato un modo per isolare dei leit motif nei processi costruttivi dei nostri pezzi, un modo di conoscerci meglio insomma!"
Cosa conoscete e che opinione avete del panorama musicale in Umbria?
Pasta: "Siamo da anni frequentatori di Città di Castello, molti dei dischi Riotmaker sono stati mixati da Leonardo "Fresco" proprio lì, grazie a lui abbiamo conosciuto i Frost e diciamo che ci hanno introdotto a quello che è il vostro panorama, a nostro parere una delle regioni più vive ed energiche a livello di band, djs e party, ci adottate?"
Non serve chiederlo due volte…Ma, cambiando totalmente discorso, cosa simboleggia il cono gelato che si schianta dal cielo?
Pasta: "Il cono che cade dalle mani di un bambino è l'immagine con cui siamo partiti per rappresentare questo nuovo disco, un cono che anziché toccar terra si trasforma in cometa e parte per un viaggio nella galassia. Poweri sottende a questi due feeling, forza in un momento in cui le cose non vanno proprio come dovrebbero andare!" Dariella: "Citando una recensione illuminata riguardo a Poweri, diciamo che simboleggia una sorta di "sublimazione positivista" nei confronti di questo periodo storico."
Fatemi una playlist di 5 canzoni che considerate capolavori del vostro genere e non.
Pasta: Se di un "nostro genere" possiamo parlare, ci sbilanciamo con 5 (ovviamente per noi) classici, speriamo apprezziate:
1- Roygbiv - Boards of Canada
2- Abbracciala Abbracciali Abbracciati - Lucio Battisti
3- Sure Shot - Beastie Boys
4- Aerodynamic - Daft Punk
5- Tnt - Tortoise
AMARI are:
Pasta - voce, tastiera
Dariella - voce, chitarra
Cero - basso,synth
Enrico - batteria
Enrico Berto - chitarra, tastiera, cori














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